Il ritmo accelerato del riscaldamento dell’Artico ha iniziato a influenzare l’ecologia dei microorganismi marini. Tali cambiamenti climatici hanno, infatti potenziali effetti sui processi biologici su larga scala, con impatto sulla dinamica di popolazione e sulle interazioni nella rete alimentare, dalle microalghe ai predatori superiori.

In generale i fiordi artici sono fortemente soggetti alla stagionalità, che provoca una marcata stratificazione delle acque marine, causata dai processi di formazione di ghiaccio di mare e dalla fusione di parte dei grandi ghiacciai continentali. Quest’ultimo processo apporta grandi quantitativi di acqua dolce e molto fredda che si mescola con l'acqua più temperata di origine oceanica proveniente dall’esterno dei fiordi e immette nell’ambiente la gran parte dei nutrienti necessari alla vita.
Attraverso processi di assimilazione da parte della catena trofica microbiologica marina, questi elementi vengono continuamente trasformati in sostanze nutritive a disposizione dei produttori primari (fitoplancton) e quindi rendono possibile il mantenimento della vita in questi delicati ecosistemi marini. La variabilità delle biomasse microbiche è fortemente mutabile nel corso dell’anno, con flussi minimi durante la lunga notte artica invernale e flussi massimi durante l’estate. In questa stagione, infatti, la presenza della luce solare nell’arco delle 24 ore permette lo sviluppo di intense fioriture algali che innescano l’incremento dei processi vitali lungo l’intera catena trofica.

In questo contesto, l’area marina del Kongsfjord, nell'arcipelago delle Isole Svalbard, è oggetto di studio a livello internazionale e la stazione scientifica "Dirigibile Italia" del Consiglio Nazionale delle Ricerche è un ottimo avamposto per studiare gli effetti dei cambiamenti climatici insieme alle naturali variazioni dell’ecosistema marino artico. Segnali di cambiamenti in atto nel fiordo sono già stati registrati in tutto lo spettro della vita biologica marina e, in particolare, consistenti modificazioni sulle strutture delle popolazioni di fitoplancton sono state recentemente messe in luce dalla comunità scientifica, anche rilevando specie planctoniche usualmente ritrovate solo in aree più temperate.

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