L’Artico: un mondo a nord del mondo dove l’uomo è un ospite e dove l’ambiente è duro, selettivo e ostile. Ma se la presenza dell’uomo è difficile, il risultato delle sue attività, siano esse locali che provenienti da altre zone del Pianeta, può facilmente influenzare queste aree remote. É perciò importante riconoscere l’impatto delle attività umane sull’ambiente artico, sia per valutare la diffusione globale delle sostanze contaminanti, sia per comprendere meglio le variazioni nel tempo di tali sostanze e il loro impatto sul clima.

Per fare questo tipo di studi è necessario avere una qualche testimonianza che si preservi nel tempo e che ci consenta di 'leggere' la storia climatica e ambientale del Pianeta. La neve rappresenta pienamente questo tipo di testimonianza: un archivio ambientale importante che può consentirci di misurare l’impatto delle attività umane e non solo. In Artico, dove la neve si mantiene anno dopo anno con scarsa fusione o addiritura nulla, campionare la neve da una trincea o prelevare una carota di ghiaccio significa fare un viaggio indietro nel tempo. Studiare la composizione chimica degli strati di neve e ghiaccio ci consente di definire le variazioni delle condizioni climatiche del passato e di vedere il sorgere e il variare della contaminazione indotta dall’uomo sull’atmosfera.

Ma anche la natura fa la sua parte: eruzioni vulcaniche, grandi incendi, eventi atmosferici estremi possono essere riconosciuti in questi archivi ambientali e dare indicazioni sulla circolazione atmosferica globale.
Le carote di ghiaccio, che arrivano molto più in profondità di una trincea, permettono di andare indietro nel tempo per migliaia e migliaia di anni, aprendoci una finestra sulle variazioni climatiche occorse nel passato e consegnandoci un termine di confronto per studiare e comprendere i cambiamenti climatici in atto.

 

 

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