L’Artico non rappresenta una rilevante fonte di contaminanti ambientali. Tuttavia anche questa remota area della terra non è immune agli effetti dell’inquinamento. Le maggiori sorgenti di inquinamento in Artico sono costituite dalle aree industrializzate della Penisola di Kola, del Mar Bianco e della Siberia settentrionale e dall’estrazione e trasporto di petrolio in Russia, Alaska e Canada.

Trasporto di inquinanti dalle regioni temperate.

I contaminanti provenienti dalle aree urbanizzate e industriali sono trasportati in Artico dalle circolazioni atmosferiche. La rottura del vortice polare artico tra febbraio e marzo apre la strada all’arrivo di inquinanti in misura tale da generare, solitamente tra marzo e aprile, il fenomeno noto come “Arctic Haze”.
I maggiori contaminanti sono di origine industriale e sono costituiti da particelle di carbone, idrocarburi, solfati e metalli pesanti. La deposizione di tali particelle sulla neve ne provoca il più rapido discioglimento. I metalli pesanti - soprattutto mercurio, cromo, nichel, piombo, vanadio e cadmio - depositati sulla banchisa e sulla superficie del mare, sono assimilati dal fitoplancton e si accumulano negli organismi attraverso la catena alimentare.
Di particolare interesse è il processo di trasporto di inquinanti organici persistenti (POPs) dalle medie alle alte latitudini, costituito da fasi di evaporazione dalla superficie del mare, trasporto verso regioni più settentrionali e condensazione per la minore temperatura. La successione di questi balzi verso le regioni artiche è definito: “effetto cavalletta” (grasshopper effect).

Oltre che attraverso l’atmosfera, contaminanti chimicamente stabili scaricati in mare lungo le aree industrializzate del Nord-America raggiungono l’Oceano Artico attraverso la Corrente del Golfo e la Corrente Nord-Atlantica. Le emissioni industriali del Nord Europa raggiungono l’Oceano Artico attraverso i mari di Barents, di Norvegia e della Groenlandia.

 Sostanze tossiche e bio-accumulo

Concentrazioni relativamente elevate di contaminanti organo-clorurati e di metalli pesanti sono state misurate nella neve, nelle acque e negli organismi in Nord America, in Groenlandia e nelle Isole Svalbard. In particolare, gli inquinanti organo-clorurati, come le diossine, i furani e i cloro-bromo-difenili (PCB), si accumulano nel tessuto grasso. Poiché gli animali che vivono in Artico sviluppano e consumano grandi quantità di materia grassa durante il ciclo annuale (alimentazione predatoria in estate, letargo o scarsa attività in inverno), le concentrazioni di tali sostanze tossiche negli organismi possono raggiungere livelli elevati, soprattutto per gli animali al vertice della catena alimentare (foche, balene, orsi, uomo). Rilevanti concentrazioni di mercurio e cadmio sono state misurate nel grasso e nella carne di foca. Livelli preoccupanti di pesticidi ed erbicidi sono stati rilevati nel fegato, nel grasso e nel latte di foche, orsi polari e balene.

 

 

 

 

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